sabato 13 agosto 2016

GREST 2016:“MANI CHE SI UNISCONO” Mani che collaborano e che pro-muovono solidarietà

Anche quest’anno, dal 27 giugno e per sette settimane, l’Associazione Iride ha dato il via al Grest a Maccacari su richiesta dell’Amministrazione del Comune di Gazzo Veronese.
La formula proposta alle famiglie è la stessa dell’anno scorso, era infatti rivolto a bambini dai 3 agli 11 anni, per quasi tutta l’estate (dal 27 giugno al 12 agosto), alla mattina dalle 7.30 alle 12.30.

Il tema pensato quest’anno, e filo conduttore delle attività proposte è la Solidarietà, e per poter mantenere un fine educativo nei momenti di gioco strutturato, si sono affrontati anche i temi della complicità, della fratellanza, della disponibilità e dell’altruismo; valori racchiusi nel titolo del progetto “Mani che si uniscono”  Mani che collaborano e che pro-muovono solidarietà.


    



Si sono fatti emergere tali valori anche la sera della festa di chiusura, quando i genitori hanno giocato con i loro figli alla caccia al tesoro e, nonostante la divisione in squadre e la presenza di indizi e indovinelli per ottenere il bottino finale, hanno dovuto collaborare nel ricostruire un’immagine significativa di mani (quelle dei loro bambini); così facendo la vittoria è stata collettiva: tutti sono saliti sul podio più alto e hanno fatto loro il tesoro inestimabile del tempo trascorso insieme nella solidarietà e nella complicità.

Oltre al gioco strutturato sul tema proposto e a momenti di gioco libero in cui i bambini hanno liberato energia e creatività, nostra compagna di viaggio, come lo scorso anno, è stata l’associazione “La Tela di Leo”, che li ha coinvolti nella lettura di un libro, in lavoretti di pittura, perline e pasta di sale, nella creazione di una coreografia ispirata ad una canzone che parla di mani… tutto a dimostrare il ruolo primario e simbolico delle nostre mani.


Importante novità di quest’anno è stata l’educazione cinofila, condotta da Cristina e Valentina (istruttrici ed educatrici cinofile dell’Associazione Gruppo Cinofilo Verona), le quali, con l’aiuto e la collaborazione di Desi (cane labrador di un anno e mezzo, di Valentina) hanno saputo trasmettere ai bambini la cultura cinofila, insegnando loro il rispetto del cane in quanto essere vivente con emozioni e bisogni, e il giusto approccio con esso per una relazione sana e appagante.
I bambini, divisi per età e in piccoli gruppi (max 10, per non appesantire troppo la dolce Desi), hanno incontrato il cane per un’ora circa, prima ascoltando la spiegazione teorica e poi iniziando l’interazione con esso. Hanno così appreso la responsabilità verso un altro essere vivente, i suoi bisogni, il comportamento idoneo nel primo incontro, la cura e l’igiene, la corretta conduzione al guinzaglio. Nozioni fondamentali per la consapevolezza che il cane non è un peluche, ma un essere senziente che va rispettato come ogni creatura vivente.





A conclusione di questo articolo si ringrazia, per la riuscita del Grest, l’Assessore alla Cultura Veronica Leardini e l’Amministrazione del Comune di Gazzo Veronese che ha creduto in questo progetto; la Dirigente Scolastica Dott.ssa Ferrazza per la disponibilità dei locali della Scuola Elementare di Maccacari; le Associazioni “Tela di Leo” e “Gruppo Cinofilo Verona” per la collaborazione; Valentina, Desi e Cristina per il lavoro svolto nella trasmissione della cultura e dell’educazione cinofila; il Comitato Maccacari Oggi per la preparazione del risotto; le operatrici in prima linea che tutte le mattine hanno accolto i bambini e organizzato le attività: Cristina (coordinatrice e responsabile), Elena, Denise, Rachele, Noemi, Elena e in fondo, ma non per ultimi, tutti i 48 bambini iscritti e le loro famiglie per aver reso possibile tutto questo.

Francesca


martedì 7 giugno 2016

ORTI SOCIALI a LEGNAGO,l'IMPEGNO DELL'IRIDE.

Avanzano i lavori per la preparazione degli orti sociali  destinati alle Associazioni locali ed ai privati cittadini che ne faranno richiesta. L'appezzamento di terreno di mq.1500 in via Olimpia,vicino all'ecocentro di casette. è stato dato in concessione alla Verbena,associazione che da anni si occupa della salvaguardia del patrimonio botanico del fiume Adige. Motore e promotore dell'Associazione è il suo vulcanico presidente Maurizio Antoniazzi, artefice in primis di  aprire anche a Legnago degli orti aperti alla cittadinanza. E' stato proprio Maurizio ad invitarci e suggerire una collaborazione con la nostra Associazione, ritenendo molto formativo per i minori della nostra struttura un contatto diretto  di impegno in un ambiente naturale da curare e preservare.
Per tre volte alla settimana,da maggio, i ragazzi della Comunità Girasole, accompagnati dal loro maestro del lavoro vengono accompagnati alla sede della Verbena e con la supervisione dello stesso Antoniazzi e dell'altro infaticabile Maurizio(Turati) si danno da fare a ricavare da bancali inutilizzati il legno, per poi assemblare,colorare le recinzioni degli orti. Da pochi giorni, dopo un fermo causato da un meteo assai bizzoso, lo sfalcio dell'erba all'interno degli orti stessi. Gli orti sono pressochè pronti per essere utilizzati con le annesse casette per il ricovero attrezzi. Sono previsti a breve anche interventi di sfalcio nelle aree golenali gestite dalla Verbena. La collaborazione e l'impegno fra Iride e Verbena sta germogliando, il frutto auspicato è far attecchire a chi aderisce,volontari,utenti, la cura per l'ambiente in cui viviamo.







Karma/Jova

giovedì 10 marzo 2016

FESTA DELLA DONNA

Minerbe, domenica 6 marzo 2016 


A due giorni dalla festa della donna, al Pala-Minerbe, con un coloratissimo pranzo multietnico organizzato dall'Organismo di Parità d all'Adige al Fratta, con la partecipazione della Commissione Pari Opportunità di Casaleone e dell'Associazione Iride di Legnago, si fa integrazione e si sottolinea la capacità creativa  delle donne che, da sempre, si occupano della preparazione del cibo e con esso offrono cura, sicurezza, piacere, affetto, tradizioni, sostegno, fantasia, dialogo... in una parola: amore!

Le nostre ospiti, dopo una intera giornata passata nella cucina dell'ostello a preparare i loro piatti tradizionali, hanno presentato e distribuito al numerosissimo pubblico una zuppa nigeriana a base di carne, pesce e farina di semola, e una serie di dolci della Costa D'Avorio fatti con ananas e cocco (simili un po' ai nostri di carnevale!)

Presenti, inoltre, molti volontari dell'Iride: Clarisse Bithum, cittadina congolese e italiana, che ha offerto una deliziosa zuppa di fagioli tipica dell'Africa centrale; Simòne col marito Marcelè, cittadini ivoriani e italiani; Josè con tutta la sua famiglia, docente di italiano per le nostre ragazze; Serena, docente all'Istituto Frattini di Legnago; Elena, Cristina e Chiara dell'Associazione Mini Teatro Immagina; e moltissimi altri amici che hanno riempito il nostro lunghissimo tavolo!

Il cibo, simbolo di vita e, nella sua varietà, dei diversi paesi, diventa strumento per riunire il mondo allo stesso tavolo, a condividere non semplici ingredienti, ma vite, storie, esperienze, prospettive.

In una parola: "compassione", nell'antica accezione del termine, formato da cum (=insieme) e pathos che, in greco, indicava emozione, passione, stato o condizione emotiva (sia nel bene che nel male). L'idea classica del pathos includeva tutte le condizioni del sentimento.

Sia questa, dunque, la strada per poter gioire dello stare insieme: la compassione, ossia condividere e scambiare empaticamente pensieri ed emozioni...

Per scoprire, infine, che ogni essere umano di questo pianeta, al di là delle diverse espressioni, ha lo stesso bisogno di protezione, società, sicurezza fisica ed emotiva.

                                                                                                                                 Melania





venerdì 15 gennaio 2016

PROGETTO ACCOGLIENZA IRIDE

                                                                                                         






                                                                                                15 gennaio 2016



Da quasi due mesi l’Associazione Iride si misura con un nuovo impegno: si chiama “Progetto Accoglienza” ed è iniziato lo scorso 18 novembre con l’arrivo all’Ostello Adige (gestito dall’associazione) di sei ragazze africane richiedenti asilo.
Loro sono Marina C., Mariam, Marina B. e Carol dalla Costa D’Avorio; Esther e Olamide invece vengono dalla Nigeria.

Non si possono scordare i loro sguardi al nostro primo incontro: smarriti eppure grati, diffidenti, rassegnati, silenziosi, anche arrabbiati. Il loro cuore altrove.
Alcune accennavano un sorriso mentre le aiutavo a raccogliere quei pochi sacchetti che si portavano dietro, incredula che potessero bastare per vivere.
Cercavamo di sorridere anche noi che siamo andati a prenderle, con l’intenzione di farle sentire ben accolte, eppure loro non ci sentivano, come fossimo l’ennesimo operatore arrivato a spostare pacchi.
Non ci sentivano come chi non ha alcun interesse per quello che sta accadendo, tanto nulla può essere peggiore di ciò che ha già vissuto e del dolore che si trascina dietro.
Il dolore di chi scappa da un paese in cui la povertà e la violenza non lasciano alternativa: morire, sopravvivere a stento, oppure fuggire. Lasciando, nella maggior parte dei casi, i propri familiari, la propria storia, le radici.
Difficile immaginare un simile dolore, finché non ci si trova davanti qualcuno che lo vive: nonostante il silenzio, lo si può quasi toccare.
Un impatto che lascia il segno, senza dubbio.

Per fortuna le cose da fare ogni giorno insieme sono tante: imparare la lingua, tenere in ordine l’ostello, concentrarsi in un laboratorio artistico, conoscere nuovi volontari…e molto altro.
Piano piano sui loro volti si vedono fiorire sorrisi limpidi e sguardi più presenti. Inizia un contatto, forse ancora lontano, ma ogni giorno più reale e concreto.
Nonostante la difficoltà della lingua (per la quale ci alterniamo tra l’essere ora insegnanti, ora allievi, in un paziente scambio!) la presenza e l’ascolto creano la fiducia reciproca, e un pezzettino alla volta escono i loro vissuti.
Il puzzle è appena iniziato, ma con pazienza e tempo lo vediamo definirsi.

Intendiamoci, ciò non significa che tutto sia facile e scorrevole verso una armoniosa convivenza nello stesso Paese. Non sempre si ha la fortuna di accogliere persone abituate al rispetto, all’ascolto, al confronto, e spesso ci troviamo di fronte a comportamenti scortesi e ingrati, perfino violenti.

Ma perché? E’ proprio questo il punto.
Accusare chi ha fatto cosa lo sanno fare tutti, bastano due occhi. Capire in che condizioni debba vivere un essere umano per arrivare a tali comportamenti è più difficile.
Anzi peggio: è scomodo!
Scomodo perché si deve abbandonare il giudizio e accettare che qualsiasi persona privata di cibo, sicurezza, istruzione, libertà di pensiero, può manifestare il lato più buio di sé.
Chiediamoci come saremmo noi se fossimo cresciuti in un paese estremamente povero, dove non c’è vita ma sopravvivenza, dove gruppi radicali o riti tribali uccidono ogni giorno, dove i bambini devono pensare a salvarsi e a trovare un boccone, non certo ad andare a scuola, dove le donne vengono stuprate o torturate e costrette a sposarsi, ancora bambine, con uomini che le violentano, spesso fino ad ucciderle.
Saremmo civili ed equilibrati, composti e pronti al dialogo?
Un bambino, o bambina, cresciuti nella paura di subire violenza, se hanno la fortuna di salvarsi, vivranno la loro vita con un costante senso di pericolo e bisogno di difesa, anche quando il pericolo non c’è più, aggredendo prima di essere aggrediti.

Del resto, come possiamo sperare di trovarci di fronte persone rispettose, equilibrate, civili?
Se così fosse sarebbero cresciute in un paese altrettanto civile e non sarebbero nella condizione di fuggire in massa!
I bisognosi non sono solo persone cui mancano cibo e vestiti, ma soprattutto coloro che non hanno potuto crescere nel rispetto di se stessi e degli altri, nel senso civile, nella libertà di costruirsi delle opinioni.
Scappano da tutto questo e bussano alla nostra porta.
Spesso in fin di vita. Spesso abbruttiti dalle troppe privazioni. Ancora più spesso grati di ricevere aiuto.

La realtà dell’immigrazione oggi è un tema molto delicato, e gli scontri tra i diversi pareri (accogliere o meno) sono all’ordine del giorno.
Conosciamo il senso di insicurezza di fronte a enormi masse di persone che arrivano in Italia, in condizioni disumane, ma chiudere la porta, pensando di eliminare il problema e di essere al sicuro, è solo un’illusione, che farebbe comunque rientrare quel problema dalla finestra!
E anche se, inverosimilmente, chiudere la porta funzionasse, come possiamo ignorare la fetta di mondo che chiede aiuto? Tra l’altro rafforzando così le paure e le occasioni di violenza?

Abbiamo il dovere di rispondere, così come ogni essere umano ha il diritto di vivere in un posto sicuro e di avere cibo e libertà di pensiero.
Nessuno sceglie di essere un migrante, nessuno desidera diventare profugo. Chi fugge, rischiando vita, tortura e dignità, non ha alternativa.
Inoltre le migrazioni non sono un difficile evento di questo secolo, ma una costante della storia: e da sempre, oltre le difficoltà, si sono dimostrate fonte di innovazione, cambiamenti positivi, riavvio di nuove fasi di sviluppo culturale, sociale ed economico.

Ciò che serve davvero è una efficace organizzazione in tutto il nostro Paese e, ancora di più, in tutta l’Europa, affinché l’accoglienza sia una responsabilità condivisa: solo questo garantisce ai migranti un luogo in cui dignità e senso civile sono assicurati, e a noi sicurezza e tranquillità nell’integrare queste persone, che sarebbero distribuite in uno spazio geograficamente molto vasto.

Se le premesse sono queste, accade, come stiamo vedendo a Legnago fin dal primo giorno di questo progetto, e come anche in altre realtà che si occupano di accoglienza: arrivano numerosi volontari, cittadini del territorio legnaghese e limitrofo, pronti a conoscere le ragazze, a cercare e portare beni di prima necessità, ad aiutarle nello studio della lingua e del nostro Paese, insomma a fare il possibile perché la convivenza sia una opportunità per tutti.

L’Associazione Iride, inoltre, si muove all’interno di una vasta rete di relazioni con altri enti e istituzioni, che danno il loro appoggio e sostegno, nella convinzione condivisa che l’accoglienza di chi è in grave difficoltà sia una responsabilità di tutti.

Fondamentale, in questo senso, è la sensibilizzazione verso questa realtà, soprattutto nei giovani: per questo l’associazione risponde sempre agli inviti da parte degli istituti scolastici, accompagnando le ragazze nelle assemblee degli studenti. Questa situazione si rivela un momento di grande scambio sia per i giovani, che possono sentire la testimonianza diretta e toccante di persone che vivono sulla pelle ciò che si vede nei tg e nei libri, sia per le ragazze che incontrano il nostro Paese attraverso il mondo dell’istruzione.

L’integrazione è un cammino lungo, spesso difficile, eppure molto sorprendente.

Sicuramente inevitabile.




Melania Bonfante



RASSEGNA STAMPA









martedì 8 settembre 2015

Iride al Festival di Sarzana 2015

Domenica 6 settembre a Sarzana si è chiusa la dodicesima edizione del Festival della Mente,che ha avuto ancora una volta un riscontro notevole di partecipazione,in cui i biglietti per i 38 incontri pubblici sono andati presto.Difatti, per chi come il sottoscritto,è arrivato presto nella mattinata del sabato è rimasto alquanto shoccato  nel leggere al  botteghino ufficiale del festival per la vendita dei biglietti "tutto esaurito". Per fortuna l'organizzazione aveva messo a disposizione mezzora prima dall'inizio degli incontri nelle  locations disseminate nel centro storico ligure un botteghino d'emergenza per la vendita di una manciata di biglietti. Insomma alla fine anche in maniera rocambolesca sono riuscito partecipare agli incontri che mi ero prefissato di assistere.


Il tema scelto quest'anno dal direttore scientifico da Gustavo Pietropolli Charmet è stato:la responsabilità, che nella sua introduzione parla di "come in quest'epoca di grandi innovazioni scientifiche etecnologiche,e di complessi mutamenti sociali,è il concetto di "responsabilità" ad avere la necessità di essere ridefinito:i valori etici su cui si basava la società del Novecento  sono rimasti sempre gli stessi o devono essere riconsiderati e riadattati a questo nuovo mondo globale? A quali nuove responsabilità vengono chiamati quegli scienziati,artisti,intellettuali che con i loro studi e le loro scoperte influenzano profondamente la variegata società di oggi,in continua mutazione?E quale rapporto c'è tra creatività e responsabilità?E' per tentare di dare una risposta a questi importanti interrogativi che quest'anno abbiamo scelto la "responsabilità" come filo conduttore del Festival della Mente,dedicato all'indagine delle idee e dei processi creativi".
Difatti penso sia proprio la curiosità di ascoltare parole di saggezza che restituiscano un senso al vivere in questi tempi liquidamente confusi,la ricetta del successo di questi Festival delle Parole( Mantova letteratura,Modena Filosofia,Economia Trento). Il folto pubblico di Sarzana era composto in prevalenza da operatori che prestano il loro servizio nelle agenzie educative nazionali,scuola e realtà comunitarie pubbliche e private. Anche per questo l'Associazione ha investito sulle mie orecchie anziane ed invero un po' sorde la missione di ascolto di persone che con il lavoro cercano  di formulare delle risposte ad interrogativi che investono il nostro modo di pensare ed agire.




Il concetto di responsabilità è stato indagato da angolazioni diverse dai relatori acui destinato la mia personale attenzione. Mentre il neuropsichiatra Massimo Ammaniti focalizzava il suo intervento su come nasce il senso del NOI, che si manifesta fin dai primi giorni nell'interazioni madre-figlio, come aveva già intuito Freud che ne sottolineava come fosse il baricentro della vita psichica di ognuno di noi,confermate anche da recenti scoperte della neurobiologia.Sottolineando come il senso del NOI può aiutarci a ritrovare quelle capacità di cooperazione ch eè la grande risorsa della specie umana.
Massimo Recalcati affrontava il tema della responsabilità materna nella crescita di un individuo. Partendo da alcuni racconti biblici,il re Salomone, la figura di Maria nel vangelo analizzandoli con il suo tipico sguardo psicoanalitico, giunge alla conclusione che mentre il Padre che nella dinamica edipica rappresenta la Legge ha il compito di trasmettere il senso di responsabilità al figlio,la madre a sua volta che nell'economia edipica rappresenta la libido,il desiderio,l'amore,ha la responsabilità dell'assenza,deve trasmettere la perdita,l'assenza come vitale condizione affinchè l'individuo possa staccarsi dall'amore simbiotico per trovare la sua individuazione. Il grande vecchio della Psichiatria Eugenio Borgna si è interrogato sulla nostre capacità o le nostre incapacità nel riconoscere le emozioni,che sono in noi e negli altri,che condiziona le nostre abituali relazioni di vita e le influenza profondamente.E' una responsabilità che investe l'etica, il riconoscere e condividere il dolore,la gioia e la tristezza altrui ,nessuno si conosce fino a quando è soltanto se stesso,e non allo stesso tempo,anche un altro. Infine il caro amico Tito Baldini,facendo conoscere ad un vasto pubblico i "nostri ragazzi al limite" ha posto l'attenzione sulla responsabilità politica della nostra società al limite,in cui l'incuria etica e valoriale in cui versa il nostro modello di società sempre più sprovvista di limiti arrechi danni psichici non calcolabili nelle menti più fragili. E con un orgoglio devozionale rispetto alle nostro lavoro di aiuto quotidiano,ha denunciato la miopia di un welfare sempre più orientato verso una logica di economia di mercato e sempre più desertamente sprovvista del valore profondo dell'aiuto dell'altro.Dopo questa analisi amara,ripensando anche i numerosi scandali che hanno macchiato il privato che si occupa del sociale, ho preso la strada del ritorno con sano realismo pessimista,depurato da facili retoriche buoniste, e dalla consapevolezza che solo uno sguardo lucido sul caos  aiuta ad aiutarsi,insieme.






karma/jova



sabato 11 luglio 2015

PROGETTO GREST 2015

Quest’anno L’Associazione IRIDE ONLUS su richiesta del Comune di Gazzo Veronese, sta proponendo per la stagione estiva 2015 il  “Progetto Grest 2015” per i bambini di età compresa fra i 3 e i 10 anni del comune di Gazzo Veronese e dei territori limitrofi. Il“Progetto Grest 2015” è  iniziato il 15 Giugno e terminerà il 14 Agosto, nei giorni dal Lunedì al Venerdì dalle ore 7.30 alle ore 12.30. Il Progetto GREST acronimo di GRUPPO ESTIVO ma anche di GIOCHI RICREATIVI ESTIVI vuole essere un momento dedicato ai bambini, offrendo uno spazio educativo in cui essi possano esprimersi, creando un clima di collaborazione e crescita personale attraverso attività tematiche e di gioco strutturato grazie all’impegno di personale esperto e qualificato dell’Associazione Iride. Inoltre offre  un servizio alle famiglie del territorio di sorveglianza e cura del bambino.
L’intensa attività mattiniera inizia alle 7.30 e fino alle 8.15 prevede l’accoglienza dei bambini.
Successivamente avviene la suddivisione in squadre  per età e l’avvio di attività strutturate.
Il “tema stimolo”  affrontato in questi momenti è la scoperta e conoscenza dei 5 sensi. Udito, Olfatto, Tatto, Gusto e Vista; un senso per ogni settimana viene affrontato e scoperto con l’integrazione dell’attuale tema dell’Expo ovveroNutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Il legame lo si è trovato appunto nel cibo in quanto è il principale ed immediato veicolo di conoscenza e stimolo per i sensi, in particolare nei bambini. Per loro, infatti, è più semplice conoscere e fare esperienza toccando, gustando, annusando, vedendo un qualsiasi cibo. Poi sono nati i nomi alle squadre quali: Aria, Acqua, Terra, Cielo per ricordare a loro che tutto ha inizio e vita all’origine da ciò che è più semplice ed elementare come la terra e l’acqua e per ciò bisogna averne rispetto e  cura.



Terminati i laboratori espressivi i bambini fanno merenda e poi la mattinata procede con un momento di gioco strutturato o libero fino alle 12.30 con l’arrivo dei genitori o dei nonni ed il ritorno a casa dei bambini.
Per il mese di luglio, inoltre, una mattina a settimana è presente l’Associazione “La Tela di Leo” che  organizza laboratori di lettura e ludico-espressivi inerenti la trama del racconto letto assieme, per stimolare nei bambini la passione alla lettura.

Conduttrice e organizzatrice del PROGETTO GREST è  Cristina affiancata da Melania, tirocinante di Iride, Daniele dipendente educatore di Iride, che per l'occasione ha assunto la funzione di segretario e da Edoardo, Maria, Laura, tre ragazzi che con il loro entusiasmo ed energia a titolo volontaristico si sono offerti di affiancare la responsabile in quest’avventura.


E’ in fase di allestimento una serata conclusiva di saluti e ringraziamenti finali a chi ha lavorato in prima linea e nel dietro alle quinte per la realizzazione di questo progetto e ai 28 bambini partecipanti. La serata prevederà una cena presso la scuola di Maccacari, dove si è svolto il Grest, con la visione di un filmato che raggruppa le tappe più belle e significative del Grest, la messa in scena di un balletto da parte dei bambini  e animatori e la consegna del “Diploma” di partecipazione a ogni bambino.
A nome di chi ha lavorato nel dietro alle quinte di questo progetto, tale esperienza è stato motivo di orgoglio e strumento di crescita sia professionale che personale. L’augurio è che sia un inizio di crescita nel territorio per l’Associazione Iride grazie a persone motivate e professioniste che si impegnano per la messa in opera di buone intenzioni. E da ultimo, ma non meno importante, l’augurio che la collaborazione con il Comune di Gazzo Veronese, che ci ha riposto fiducia, prosegua con altri progetti.

Fra